martedì, 6 Dicembre 2022
HomeArea Urbanistica e TecnicaPark Associati e la «mission» di riqualificare la Milano del dopoguerra

Park Associati e la «mission» di riqualificare la Milano del dopoguerra

Rossi: In questo caso si tratta di un rifacimento completo, un progetto sviluppato con lo studio norvegese Snøhetta per un edificio di Melchiorre Bega degli anni Sessanta, sede Sip, poi Telecom. Era un complesso obsoleto, affacciato su una Porta Nuova che non era quella di oggi. Verrà portato sul mercato da Coima nel 2022 come sede di uffici, completamente ripensato: l’edificio originario scompare, ne mantieniamo solo la struttura. A piano terra abbiamo reso attraversabile l’edificio, che prima creava una cesura, così da connettere una parte di città prima esclusa. La parte centrale dell’edificio, infatti, è stata demolita perché le due corti esistenti, anguste e chiuse, diventassero una piazza permeabile, con un edificio a ponte. Ricordiamo che la costruzione più sostenibile è quella che già esiste: mantenere o riutilizzare quanto più possibile è un fattore importante di sostenibilità.
Pagliani: Pur mantenendo la struttura, abbiamo trasfigurato l’edificio e spostato parte dei volumi. Tra gli elementi di innovazione c’è il ripensamento totale degli spazi di lavoro, con aree ibride per gli incontri informali, zone aperte e terrazzi, oltre alla qualità strutturale molto elevata da più punti di vista: illuminotecnico, acustico, termico.

Parlando di rapporto con la città, come si relazionerà con il contesto il nuovo complesso Pharo in costruzione nella zona della ex-fiera?

Pagliani: Questo progetto, un complesso di 22mila mq in via Gattamelata sviluppato da Kryalos, si chiama Pharo per la sommità dell’edificio che è stata concepita come una sorta di lanterna, un faro luminescente che sarà un richiamo per l’intera area, visto che l’edificio raggiungerà i 70 metri. L’obiettivo era di segnare il territorio con qualcosa di nuovo demolendo, in questo caso completamente, un intero lotto di ex residenze abbandonate da anni. La volontà dell’investitore è di trasformarlo in un edificio che si rivolge al mondo del lavoro, sia per accogliere un unico headquarter, sia per dividerlo tra più soggetti, quindi con grande flessibilità di pianta. La cortina architettonica dell’edificio preesistente era molto chiusa. Noi abbiamo scelto un codice, all’opposto, che cerca di connettere il più possibile i vari punti intorno, per renderlo il più permeabile possibile.
Rossi: Creeremo una relazione con ciò che lo circonda, come in Pirelli 35. Alla base, dove c’era una corte chiusa, ci sarà una piazza pubblica. Sara completato in un anno a partire da oggi.

Altro tema caldo è quello delle residenze per studenti. Come avete interpretato questa nuova tipologia nel progetto in via di sviluppo presso l’ex Consorzio Agrario di Milano?

Rossi: Lo studentato sviluppato per Prelios e Hines Italia in via Ripamonti 35 sarà una residenza su oltre 30mila mq per oltre 700 studenti; mette insieme due tipologie, il recupero del preesistente e una nuova costruzione. Il Consorzio Agrario viene riqualificato e soprelevato di due piani, mentre alle spalle sorgerà il nuovo edificio, delimitando così una corte che diventa il cuore dello studentato. Ci occuperemo anche degli interni. Il cantiere è in corsa per terminare a luglio del 2022 e poterlo aprire per l’inizio dell’anno scolastico.

Articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore

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