domenica, 3 Luglio 2022

Dedicato a Milano

Sai cosa? Lo farei, davvero.
Forse è colpadel mio innamoramento giovanile per Pier Paolo Pasolini,
quel suo mettere nelle parole, nelle immagini, corpi e luoghi, come fossero i
secondi l’estensione dei primi. Mi ricordo ancora le parole di una sua poesia,
dove dice come abbia ancora nella carne l’adolescenza ‘che si affeziona, più
che alla vita stessa, ai luoghi, dove la vita si svolge!’. Oppure forse è colpa
di quel film, hai presente? Caro Diario, di Nanni Moretti. Il primo
episodio, dove scorrazza per Roma a bordo della sua Vespa e a un certo punto lo
dice, quello che abbiamo pensato tutti, almeno una volta (o quanto meno tutti
quelli che hanno l’adolescenza affezionata ai luoghi prima ancora che alla
vita). Alza gli occhi e la sua voce fuori campo, il suo pensiero a nostra
disposizione, dice: ‘Che bello sarebbe un film fatto solo di case’. Così, con
banale semplicità. O chissà, la colpa potrebbe essere di Paolo Bacilieri, del
suo tratto così preciso, della sua mano ferma.

C’è quel fumetto, fuori formato,
quasi una miniatura medievale, s’intitola Tramezzino e in teoria
dovrebbe raccontare una piccola storia d’amore. Ma chi se la ricorda? Sono le
tavole, le architetture di Milano, i capolavori di Caccia Dominioni o dei BBPR
che ti restano addosso. Insomma, come dirtelo? Forse non è colpa di nessuno,
inutile cercare scuse, ma ti confesso che c’è una cosa che mi piacerebbe
davvero fare: un fotoromanzo ‘fatto solo di case’. Hai presente? Chissà se
esistono ancora i fotoromanzi. Mia madre li leggeva. Credo che molti di quella
generazione abbiano imparato a leggere, a emanciparsi, grazie ai fotoromanzi.
Letteratura popolare, femminile, povera. Eppure così immediata, così
involontariamente poetica.

Sofia Mangini, Fondazione Prada, OMA, 2018.

Sì, mi piacerebbe raccontare una
storia fatta di luoghi, usando gli edifici non più come sfondi ma come
protagonisti. Ovviamente sarebbe una storia ambientata nella mia città, Milano.
E ovviamente sarebbe una storia romantica. Ma niente persone. Racconterei di un
amore astratto, fatto di forme concrete che però, chissà come, si
smaterializzano, come nuvole appoggiate a terra. O di case che si arroccano,
l’una sull’altra, fino a formare un corpo solo, una specie di fortilizio
meccanico a difesa dal caos della metropoli. E racconterei della città che sale
– come diceva Boccioni – che non si ferma mai, infinito cantiere, proprio come
quello del suo monumento più famoso, il Duomo. Di balconi esposti sul vuoto, di
ascensori e di scale che si aggrappano alle facciate, di percorsi aerei,
vertiginosi, avventurosi. E dei colori. Lo so, tu stai pensando alle infinite
tonalità di grigio, alla modestia, alla moderazione tutta borromaica (fin dal
loro motto: Humilitas). Alla città borghese, che vuole darsi un tono non
urlato. Elegante. Che però, facci caso!, poi non ce la fa, che si contraddice,
sparge raggi di sole, campiture luminose, gialli limoni come uno sberleffo a
così tanta seriosità.

Sofia Mangini, 5+1 AA, Iulm 6, 2014.

Vorrei raccontare di una città
fatta di anime eccentriche, che, per dirla con Scerbanenco, ‘ammazzano al
sabato’, perché il resto della settimana hanno da lavorare; ma quando si
divertono chi li ferma più? Grigia all’apparenza, ma dall’ironia tagliente: è
una città che ha case tagliate come fette di salame, grattacieli che sembrano
materassi, torri che assomigliano ad ananas o a castelli, capace di esplodere
in mille colori, come in un carnevale senza fine. E l’amore?, mi chiedi.
L’amore è il mio, come è ovvio. Di quello parlerei nel mio fotoromanzo. Di
quando, ragazzino, ho smesso di tenere lo sguardo a terra, sempre preso dalle
mie faccende, per accorgermi del cielo nel quale si stagliavano i frammenti di
questa città. Sì, il cielo. Quello raccontato così bene dal Gran Lombardo,
Alessandro Manzoni: ‘Quel Cielo di Lombardia, così bello quand’è bello, così
splendido, così in pace’.  Quanto mi
piacerebbe un fotoromanzo così. Ci vorrebbe però un fotografo, o una fotografa,
qualcuno capace di dare forma a questo mio desiderio piccino. Chissà se esiste.
O forse c’è? O forse sei proprio tu, Sofia?

Sofia Mangini, Torre Allianz, Arata Isozaki, 2015.

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