mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Brasilia secondo Vincent Fournier

Fotografare Brasilia, si sa, è
un ‘must’: è cimento iniziato da Marcel Gautherot, fotografo ufficiale su
commissione di Oscar Niemeyer al tempo della sua costruzione (1957-1960), e
passa per interpreti straordinari come René Burri e gli immancabili Iwan Baan e
Armin Linke. Fino agli scatti di Luisa Lambri e al contributo di Leonardo
Finotti. Oggi l’artista e fotografo Vincent Fournier ci consegna nel suo nuovo
e curatissimo libro una Brasilia
dichiaratamente euromodernista
che appartiene indubitabilmente a un’altra
epoca – eroica – quella della conquista dello spazio, del satellite Sputnik
eccetera.

Lo spazio siderale è un
‘altrove’ per antonomasia, e questa alterità si ritrova nel lavoro
dell’urbanista Lúcio Costa, ‘papà’ di Brasilia, eurobrasiliano nato a Toulon,
in Francia, e rientrato in Brasile a 15 anni. Non a caso il maestro Paulo
Mendes da Rocha – che ha sempre avuto in grande considerazione l’architettura
di Oscar Niemeyer (autore dei pezzi forti di Brasilia) – non ha mai smesso di
ripetere che «la costruzione della
capitale Brasilia è un gesto coloniale
», un’idea anti-tettonica di città
costruita dall’alto con i bulldozer che arrivavano dal cielo come alieni a
stravolgere il terreno vergine della savana.

Le foto stranianti e forse ironiche di Fournier a qualcuno di noi ricordano anche La decima vittima (1965) del più americano dei grandi registi italiani, Elio Petri. In particolare, la scena girata sull’astrattissima terrazza del Palazzo dei Congressi all’Eur di Adalberto Libera con l’ineffabile Marcello Mastroianni biondo, l’enigmatica Elsa Martinelli e la conturbante Ursula Andress.

Chamber of Deputies [Annex IV] #3, Brasilia, 2019. (ph. Vincent Fournier)

Vincent Fournier
Brasília. A Time Capsule
Noeve Paris Editions, 2020
128 pagina, 44,90 euro


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